Newsletter: Parashat Behar 5771

Parashà della settimana - Behar
La parashà della settimana inizia con le leggi della shemità, l'anno sabbatico, in cui viene ordinato al popolo ebraico di non piantare e di non coltivare i  campi nel settimo anno. Inoltre, ogni 50° anno è l'anno del Yovel, l'anno del Giubileo, anche nel quale l'attività agricola è  proibita.
Questi due precetti rientrano in una delle sette categorie di prove che è il Signore che ha dato la Torà. 
Se l'idea è quella di dare al paese un periodo di riposo in base ad un programma agricolo, allora il piano logico sarebbe quello di non seminare un settimo della terra ogni anno. Per dare in una società agricola un precetto di completo arresto della coltivazione di tutte le terre agricole ogni settimo anno bisogna essere o il Signore o un meshugà~pazzo.
Nessun gruppo di persone sano di mente potrebbe includere un tale precetto "folle" in una serie di leggi per il popolo ebraico: solo Dio poteva comandare e garantire la sopravvivenza del popolo ebraico per l'anno successivo.
Sono incluse in questa parashà: la resa dei terreni nel yovel~giubileo che sono stati venduti in precedenza, il precetto di rafforzare il  compagno ebreo quando i suoi mezzi economici sono incerti, il divieto di prestare ad interesse al compagno ebreo , le leggi degli schiavi. La parashà  conclude con l'ammonizione di non fare idoli, di osservare lo shabbat e rispettare il bet ha-mikdash~ santuario.
Devar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin
La Torà afferma:
"Tu non dominerai su di lui (sul tuo schiavo)  con rigore, ma devi temere l'Onnipotente"(Levitico 25:43).                      
Perché la Torà aggiunge "ma devi temere l'Onnipotente"?
Un padrone che dà al suo servo del lavoro solo per farlo lavorare anche se non ne ha bisogno esprime una mancanza di rispetto per la dignità della persona che lavora per lui. Gli uomini sono creati a immagine di Dio  e hanno una scintilla di divinità in loro. Come tali devono essere trattati con rispetto: Questo intende la
Torà  scrivendo tu non dominerai su di lui con rigore Io sono il Signore.
 Seconda spiegazione: Il padrone potrebbe far finta di aver bisogno di quel lavoro ma la Torà sottolinea  che il Signore è a conoscenza delle sue motivazioni, dicendogli e devi temere l'Onnipotente
A proposito dell’Omer—Posso contare se ho il dubbio di aver dimenticato un giorno?
Una famosa alachà stabilisce che se una persona trascura di contare uno dei giorni dell' Omer, continua il conteggio nelle notti successive senza berachà
Il Terumat HaDeshen (Rabbi Yisrael Isserlin, 1390-1460) solleva la questione se questa norma si applica anche su una persona che non ricorda se ha contato un giorno dell' omer. Questa deve presumere che ha perso un giorno e deve quindi omettere la berachà d'ora in poi, oppure può presumere che ha contato, in modo che possa continuare a contare come al solito, con la berachà?

Il Terumat HaDeshen spiega che una persona in questo caso può continuare a contare con la berachà, grazie al principio di 
sefek sefeka~ doppio dubbio. C'è un famoso dibattito tra il Behag (Ba'al Halachot Gedolot, opera  halachica anonima del periodo dei gheonim) e gli autori dei Tosafot relativo alla natura dell'obbligo della Sefirat Ha'omer~conta dell’Omer. Il Behag sostiene che la Sefirat Ha'omer sia un'unica mizvà che si estende su un periodo di quarantanove giorni. In quanto tale, se una persona trascura di contare uno qualsiasi dei quarantanove giorni, non riesce più a compiere la mizvà. Invece i Tosafot sostengono che il conteggio di ogni singolo giorno sia una mizvà a sé stante, che non dipende dal conteggio degli altri. In quanto tale, se una persona avesse perso uno o più giorni del conteggio, questo non pregiudica il suo obbligo nelle notti successive, e continua quindi a contare come al solito.
Così, se una persona  non ricorda se ha contato un determinato giorno dell’ Omer, nelle notti successive egli affronta un "dubbio doppio". In primo luogo, egli può avere contato, nel qual caso  può continuare a contare con la berachà. Ma in aggiunta, anche se ha sbagliato il conteggio di un giorno, forse la alachà segue la posizione di Tosafot, che sostiene che un giorno perso non ha effetto sui giorni successivi dell’Omer. Il principio di "Sefek Sefeka" stabilisce che si può agire con indulgenza in situazioni di un "dubbio doppio" [è però necessario sapere quando si può applicare la questo principio], e in base a ciò il Terumat HaDeshen stabilisce che in tal caso si può continuare a contare con la berachà. Questa sentenza è codificata dal Shulchan Arukh (Orach Chaim 489).

Va sottolineato che questo vale solo per una persona che non riesce a ricordare se ha contato un determinato giorno. Se una persona è certa di aver perso un giorno del conteggio, poi continua a contare  senza berachà, in ossequio alla posizione del
Behag.

Riassunto: Una persona che ha dimenticato di contare un giorno dell’ Omer continua il conteggio nelle notti successive senza berachà. Tuttavia, se una persona è incerta se ha contato un determinato giorno, può continuare a contare come al solito, con la berachà.

Shabbat shalom umevorach!



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