Newsletter: Parashat Maasè 5771

Di cosa parla la parashà?

Nella Parashà di Masaì è riportata la lista completa delle tappe che il popolo ebraico ha toccato nel deserto (il nome di ogni singola fermata nasconde, se approfondito, un significato e un messaggio da imparare). HaShem comanda di scacciare dalla Terra d’Israele gli abitanti, di distruggere i loro idoli e di dividere la terra tirando a sorte. HaShem stabilisce i confini della Terra d’Israele.  Viene nominata una nuova leadership, vengono istituite le città per i Leviti e le città rifugio (dove un omicida involontario può chiedere asilo). Infine, sono riportate le regole riguardanti assassini involontari e accidentali e le regole riguardanti l’eredità di una coppia in cui ognuno proviene da una diversa tribù. Con questa parashà finisce il libro di Bemidbar.

Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Torà afferma: “Predisporrete delle città, che vi servano come città rifugio, così che un omicida che abbia ucciso involontariamente possa cercarvi scampo”. (Bemidbar 35:11)
Scappare nella città rifugio dà all’omicida involontario protezione fisica, ma in che modo può giovare alla sua psiche?
Il Chidushè Harim, un famoso commentatore, spiega che se un membro del Popolo d’Israele, uccide qualcuno, anche se involontariamente, si sentirà a pezzi e colpevole. Sarà così scosso che sentirà di non avere più un posto in questo mondo in cui andare a nascondersi. Allora HaShem gli dice: “Ti do un posto.” Vai in esilio nelle città rifugio e ti salverai. Lì potrai trovare serenità. Ma questo vale solo se una persona ha una comprensione profonda del danno che ha causato. Se una persona non prova un profondo rammarico e ancora pensa di avere un posto in questo mondo, la città rifugio non gli provocherà nessun beneficio psicologico.
Quando danneggi una persona e provi rammarico della cosa, puoi ricavare un beneficio dalla tua pena – se questo ti motiva a riparare, fare più attenzione e migliorare il tuo comportamento. Chi causa a un’altra persona una perdita o una sofferenza e non si sente responsabile, manifesta una totale mancanza di interesse per gli altri.
Un volta una persona è andata dallo Staipler (un grande Rav della scorsa generazione) chiedendo una berachà: che risulti innocente in tribunale per una violazione su una norma sul traffico. Invece di dargli la berachà lo ha ammonito: “Se tu violi una norma sul traffico, stai mettendo in pericolo la vita degli altri. Ti meriti quindi la più grande punizione.”
Se fai qualcosa di male, rammaricati per le tue azioni, chiedi scusa, cerca di rimediare e cerca di correggerti in modo da non commettere lo stesso errore in futuro.

Prepararsi i vestiti per la settimana del 9 di Av


Secondo l’alachà è vietato indossare vestiti puliti durante la settimana del 9 di Av, da dopo lo shabbat che precede il 9 di Av fino al 9 di Av compreso. È quindi raccomandabile preparare tutti gli abiti che si ha intenzione di indossare durante quella settimana in modo che non siano puliti.
Per quanto tempo bisogna indossare ogni capo in modo che non sia più considerato pulito?
Questa questione è soggetta a una disputa fra autorità alachike. Il Chacham Ben Zion Abba Shaul (Israele, 1923-1998), nella sua opera Or LeZion, stabilisce che bisogna indossare ogni capo il tempo sufficiente da permettere che assorba un po’ di sudorazione. Specialmente nei giorni caldi e umidi che precedono il 9 di Av questo si traduce in due minuti circa. Secondo il Chacham Ben Zion, questo è tutto il tempo in cui bisogna indossare un indumento prima del 9 di Av. Il Chacham Ovadia Yosef invece, stabilisce l’alachà in modo più restrittivo e dice che bisognerebbe preferibilmente indossare ogni indumento per almeno un’ora.
Il Chacham Ben Zion aggiunge che si possono indossare due indumenti simultaneamente per prepararli per la settimana del 9 di Av. Anche se un indumento non ha toccato la pelle della persona può ancora essere considerato indossato e quindi non più “pulito”, e può quindi essere indossato nella settimana del 9 di Av. Il Chacham Ben Zion spiega che se una persona indossa due maglie contemporaneamente, e un suo amico gli chiede di prestargli una maglia, l’amico non vorrà nessuna delle due maglie che sta indossando, anche quella più esterna. Anche se non ha toccato la pelle della persona, non è più considerata pulita, e può quindi essere indossata nella settimana del 9 di Av. È consigliabile usare questo metodo, specialmente se si segue l’opinione del Chacham Ovadia Yosef secondo cui ogni indumento va indossato un’ora almeno. Molte persona non hanno il tempo di indossare ogni vestito singolarmente per un’ora, così possono essere indossati più vestiti insieme.
Se una persona non ha fatto in tempo, per qualche motivo, a prepararsi gli indumenti che gli serviranno per la settimana del 9 di Av, c’è un metodo attraverso cui può indossare abiti puliti durante quella settimana?
Il Chacham Ovadia Yosef risolve questo problema nelle note alla sua opera Chazon Ovadià. Riporta la norma riguardante il lechem hapanim, che, se lasciato sul pavimento per circa un’ora non è più da considerarsi fresco. (Non c’è bisogno di salire sull’indumento; è sufficiente lasciarlo per terra per un’ora). Anche se generalmente non ci si basa su questa opinione, e bisogna indossare gli abiti prima del 9 di Av, ci si può appoggiare su questa facilitazione nel caso in cui ci si sia dimenticati di preparare gli abiti precedentemente. In tal caso, bisogna mettere il vestito che si vuole indossare sul pavimento per circa un’ora, e poi sarà permesso indossarlo.
Riassumendo: non bisogna indossare indumenti puliti durante la settimana del 9 di Av e bisogna quindi preparare i vestiti che si ha intenzione di indossare durante quella settimana precedentemente, indossandoli per un breve tempo. Preferibilmente ogni capo dovrebbe essere indossato per almeno un’ora, e due indumenti possono essere indossati insieme. Una persona che non ha preparato i vestiti da indossare in tempo deve lasciarli sul pavimento per un’ora e poi possono essere indossati. Preferibilmente però devono essere indossati per un’ora prima della settimana in cui cade il 9 di Av.
Shabbat shalom!


Newsletter: Parashat Mattot 5771

…a proposito della parashà: Mattot!

In questo articolo parleremo del significato comunemente associato da molti alla parola “scrupolo”, che sembra venga molto utilizzata in certi ambienti ebraici. Mi è stato definito come "scrupolo" qualcosa che se smetto di fare dopo aver cominciato, chas veshalom, può accadere qualcosa di male.
Vediamo Be"H assieme cosa c'è di vero...
Nedarim!
All'inizio della parashà di Mattot sono riportate alcune norme relative ai nedarim. I nedarim consistono nelle "promesse" o nei "voti". 
Chi, dopo aver fatto un neder, non lo compie, non viene giudicato particolarmente bene; è chiaro che contravviene ad un divieto della Torà ed annulla una mizvat asè~mizvà positiva. (Vedasi Ben Ish Chai 2 Reè 1).   I commentatori si dilungano molto sulla gravità della questione. Ad esempio:
Tale persona può diventare, chas veshalom,  un miscredente. (Midrash Tanchuma - Parashat Mattot 1).
Se una persona ritarda nel mettere in pratica il suo neder, viene "aperta la sua cartella" (in Cielo) e si esamina tutto ciò che ha fatto, se l'ha fatto correttamente o meno. (Talmud di Gerusalemme Nedarim 1,1).
Persino se riesce a compiere il neder viene considerato peccatore (con tutti gli annessi e connessi). Questo tranne in casi particolari in cui è permesso fare nedarim, come quando si vuole evitare una possibile   zarà ~ disgrazia , D. guardi. (Ben Ish Chai 2 Reèh 3). 
Se così viene considerato chi compie il neder, a maggior ragione è terribile effettuarlo senza compierlo. Questi poteva infatti evitare di "creare" il neder o perlomeno fare ciò che si è ripromesso di fare!
Tutto ciò sembra quindi ricadere nella suddetta formula di "scrupoli". 
 La soluzione per evitare il problema e non avere scrupoli è semplice! 
Capiamo cos'è un neder ed evitiamolo!
Cos'è considerato neder ?
Molti non sanno cosa sia un neder. L'argomento è molto vasto, pertanto entriamo solo in alcuni dettagli.
Quando una persona "promette" esplicitamente una cosa, o dice che vuole fare una determinata mizvà, senza aver detto belì neder (senza neder, cioè senza promessa) ha creato un neder
 Cominciamo quindi a vedere che è molto semplice evitare di fare un neder! Basta dire le parole belì neder e non si entra nel problema. Per questo motivo è opportuno abituarsi sempre a dirlo!
E allora perché impegnarsi a fare mizvot se si rischia di “creare” nedarim?
Bisogna capire bene! Una mizvà è un’azione importantissima, che il Signore ci ha prescritto e chi non la compie ha un “conto” da sistemare a sè. Indipendentemente da ciò, Lui non desidera che prendiamo sottogamba né le mizvot né le nostre parole.
Forse il concetto è più comprensibile attraverso un esempio: noi tutti mangiamo. È corretto  mangiare in modo educato. Se una persona non sa mangiare in modo educato non per questo deve astenersi dal mangiare altrimenti a poco a poco lascerebbe morire il suo corpo! Non mangiare non è una soluzione. La soluzione sta nell’abituarsi pian piano a mangiare correttamente.
Allo stesso modo, compiendo le mizvot nutriamo l’anima. Bisogna studiare e sapere come compiere le mizvot nel modo corretto, “educato”, quindi senza bisogno di nedarim, ma non perché si rischia di “mangiare maleducatamente” bisogna astenersi dal farlo. Tutt’altro – bisogna abituarsi pian piano ad educarsi. Nel caso specifico dicendo due semplici parole: Belì Neder”! 

Quali possono essere esempi di nedarim?
Alcuni esempi : chi dice che vuol donare dei soldi in zedaqà senza aver detto "belì neder", ma anche chi vieta a se stesso qualcosa di permesso come "non vado in un determinato posto", "non mangio questa cosa", "non dormo" e simili (Ben Ish Chai 2 Reèh 1).
 E se ho già fatto un neder?
Se si è già fatto un neder, consapevolmente o inconsapevolmente, in alcuni casi c'è una soluzione - la hattarat nedarim~annullamento dei voti, di cui la parashà parla. È necessario però rivolgersi a qualcuno che  conosca bene le norme per poterlo sciogliere.
Una nota importante - se una persona ha cominciato ad essere rigoroso in qualche cosa, essendo convinto che fosse obbligatoria, e poi viene a scoprire che non lo è , allora non ha necessità di fare l'hattarat nedarim (secondo i sefarditi - Ben Ish Chai 2 Reèh 17), anche se c'è chi sostiene che sia meglio farla. 
Perchè tutta questa gravità?
La Torà ci vuole insegnare che ciò che tiriamo fuori dalla bocca non è una cosa da prendere alla leggera.
Dobbiamo stare attenti non solo a come ci comportiamo, ma anche a cosa diciamo. Ogni nostra parola ha un grande valore e una grande potenza, tanto che può costruire e distruggere interi universi! Pertanto, è necessario abituarsi ad essere consapevoli che ciò che si dice ha importanza. Il metodo più semplice per farlo è rendersi conto della gravità della cosa. 
I Chakhamim ci insegnano - meglio compiere mizvot senza effettuare nedarim
Quindi - per evitare di "AVERE SCRUPOLI" - basta dire "belì neder"!
Articolo concesso dal blog di Deror Yqrà: http://deroryqra.blogspot.com/2011/07/senza-scrupoli.html

È possibile acquistare abiti nuovi nelle tre settimane che vanno dal 17 di tamuz al 9 di av?

L’alachà permette di acquistare abiti nuovi durante le tre settimane, ma solo fino a rosh chodesh av. Durante i nove giorni che vanno da rosh chodesh av fino al 9 di av, non si devono comprare abiti nuovi, anche se si vuole indossare l’abito solo dopo il 9 di av, e anche se si vuole regalarlo a qualcun altro. È inoltre proibito farsi cucire un capo d’abbigliamento da un sarto durante i nove giorni che vanno da rosh chodesh av al 9 di av.
Ci sono, in ogni caso, un numero di eccezioni a questa regola. Il Chacham Ben Zion Abba Shaul (Gerusalemme, 1923-1998) stabilisce che “begadim sheenam chashuvim~ vestiti che non sono considerati “importanti”, o significativi – possono essere acquistati durante i nove giorni. Il Chacham Ben Zion cita i calzini come esempio di un vestito di questo genere. Capi d’abbigliamento come questi possono essere acquistati durante tutto il periodo delle tre settimane, perfino dopo rosh chodesh av. Inoltre, se un certo capo d’abbigliamento è reperibile in saldo, e se si aspetta fino a dopo il 9 di av si potrà acquistare ad un prezzo più alto, per risparmiare è possibile comprarlo durante i 9 giorni. Un’altra eccezione sono le scarpe che si devono indossare il 9 di av. Essendo vietato indossare scarpe di pelle  il 9 di av, bisogna assicurarsi di avere a disposizione delle scarpe non di pelle.  Se una persona non si è procurata delle scarpe di questo genere prima dei nove giorni, può farlo in questo periodo e indossarle per la prima volta  il 9 di av.
È possibile riparare vestiti o scarpe durante i nove giorni. (Ma, come detto prima, non si possono avere abiti nuovi cuciti durante i nove giorni.)
È vietato tessere, lavorare a maglia o ricamare durante i nove giorni.

Riassumendo: non si possono comprare abiti nuovi o farsi cucire abiti nuovi da
rosh chodesh Av fino al 9 di Av, ma è possibile, in questo periodo, effettuare riparazioni, comprare scarpe che non siano di pelle allo scopo di indossarle  il 9 di Av e comprare biancheria e simili. Comprare abiti nuovi è vietato perfino se si intende indossarli dopo il 9 di av o di regalarli a qualcuno. Si possono comprare capi d’abbigliamento in saldo se dopo il 9 di av costeranno di più. Lavorare a maglia, ricamare e tessere è vietato durante i nove giorni. Queste restrizioni non si applicano prima di rosh chodesh av.

Shabbat shalom!