Newsletter: Parashat Shemot 5771

Uno sguardo alla parashà
Dopo aver completato il libro dei Patriarchi, il Libro degli inizi (Bereshit), iniziamo il secondo libro della Toràh, quello di Shemot, il libro “dei figli”.
Il popolo ebraico si forma all’interno della cornice della schiavitù egiziana e, parallelamente alla nascita del popolo assistiamo a quella del suo leader “Moshè Rabbenu” Mosè il Nostro Maestro. Questa settimana cercheremo di approfondire il suo personaggio partendo da quello che spiega Rashi nel seguente verso:
Shemot cap.2 verso 11
“Fu in quei giorni, quando Mosè era cresciuto, che egli uscì [a trovare] i suoi fratelli e vide le loro tribolazioni. [Un giorno] vide un egiziano che colpiva uno dei suoi fratelli ebrei.”

RASHI
Vide le loro tribolazioni: ha posato i suoi occhi e il cuore per condividere la loro sofferenza.
Cosa ci sta dicendo Rashi??
Rashi aggiunge una ulteriore dimensione a quello che dice la Toràh: la Toràh ci dice che Mosè ha visto le loro tribolazioni ed Egli specifica che le ha condivise ossia che ha avuto una reazione empatica rispetto a quello che accadeva.
Questo è certamente una delle caratteristiche più ammirevoli che troviamo in Moshè. Il Midrash, come vedremo in seguito, enfatizza ancora di più questo coinvolgimento sentimentale rispetto a quello che accade ai propri fratelli.
Su cosa si basa Rashi per dire quello che dice a partire dal verso nella Toràh?
La forma ebraica usata nella Toràh per dire “vide le loro tribolazioni” è "Vayar Besivlotam” ma in teoria grammaticalmente parlando avrebbe dovuto dire “Vayar et sivlotam” cosicché “le loro tribolazioni” sia l’oggetto diretto della sua azione di vedere. Ma la forma usata dalla Toràh ci fa percepire una sottile sfumatura che significa che Moshè ha visto “dentro le loro tribolazioni” ossia che si è identificato con esse. Nel senso che prima ancora di vedere con gli occhi ha visto col cuore e non solo come osservatore oggettivo.
Inoltre Rashi per arrivare alla sua conclusione si basa sul “Midrash Rabbah” (1, 27) che riportiamo qui di seguito:
“cosa significa ‘e vide’? Vuol dire che vide la loro sofferenza ed ha pianto e detto: ‘Oh, mi dispiace per voi (popolo d’Israele)! Se potessi morire per voi sarei disposto, poiché non c’è lavoro più pesante che quello sul cemento!’ E Mosè piegava le sue spalle per aiutare ognuno singolarmente”.
Avendo approfondito le fonti ci troviamo di fronte ad una figura più dettagliata del futuro leader: altamente sensitivo rispetto alle pene degli altri, profondamente empatico, benevolente e attivo nell’aiutare.
La Toràh, prima di dirci che verrà scelto come inviato di HaShem per liberare il popolo ci racconta tre episodi che non lasciano dubbi rispetto al fatto che si impegnasse attivamente per aiutare coloro che soffrono: la lotta fra l’ebreo e l’egiziano (Shemot cap. 2 v. 11), la lite fra un ebreo e un altro ebreo (Shemot cap.2 v.13) e la lite fra un non ebreo (le figlie di Itrò) e un non ebreo (il midianita)(Shemot cap. 2 v.17).


A proposito dello shabbat!

Troviamo in Massechet ‘Avodàh Zaràh (3a) la seguente frase:
מי שטרח בערב שבת יאכל בשבת מי שלא טרח בערב שבת מהיכן יאכל בשבת
Mi SheTarach Be’erev Shabbat Iochal BeShabbat, Mi shelo Tarach Be’erev Shabbat Mehechan Yochal?
Chi si è impegnato la vigilia di Shabbat mangierà durante Shabbat, chi non si è impegnato la vigilia di Shabbat da dove mangia?

E’ una frase che dice HaQadosh Barukh Hu stesso alle popolazioni della terra. In realtà ciò che intende è che questo עולם ‘olam ~ Mondo viene paragonato alla vigilia di Shabbat, in cui bisogna prepararsi per poter arrivare alla meta pronti, per avere di che mangiare di Shabbat Qodesh, cioè nell’עולם הבא Olam HaBà, ossia il Mondo a Venire, in cui si mangiano i frutti di tutte le azioni fatte in questo Mondo.
In ogni caso il senso della frase è spesso utilizzato riferendosi in modo letterale al giorno di Shabbat stesso, per il quale bisogna prepararsi.
I preparativi per Shabbat Qodesh sono molteplici e si dividono in varie categorie: preparazione materiale del cibo per le tre סעודות se’udot ~ i pasti e accensione delle candele; preparazione fisica lavandosi e indossando gli abiti di Shabbat, e preparazione spirituale, affinchè l’anima sia pronta ad accogliere lo Shabbat, ad esempio con la lettura di Shenajim Miqrà VeEchad Targum, cioè la lettura del testo della parashàh settimanale due volte in ebraico ed una tradotta.

La seconda parte dell’articolo ci è stata gentilmente concessa dall’autore del blog
http://deroryqra.blogspot.com

Shabbat shalom umevorach!

Nessun commento:

Posta un commento