Newsletter: Parashat Bo 5771

Uno sguardo alla parashà: Bò

Pensare

Uno degli aspetti più caratteristici delle Dieci Piaghe è stato il rifiuto persistente del faraone a riconoscere il suo errore e accettare che il D-o degli ebrei era onnipotente. Miracolo dopo miracolo non è riuscito a convincersi della veridicità delle affermazioni di Mosè di essere messaggero di D-o, e non solo uno stregone esperto.
Durante le prime cinque piaghe si è rifiutato di liberare gli ebrei, mentre era ancora in pieno controllo della sua libera volontà
. Nelle seconde cinque piaghe se avesse inviato gli ebrei dall'Egitto HaShem non avrebbe indurito il suo cuore. Lo Sforno spiega, tuttavia, che ciò non significa che le piaghe abbiano causato al Faraone di pentirsi e riconoscere la grandezza di HaShem. Piuttosto la sua incapacità di sopportare altre piaghe sarebbe stata la causa che ha permesso agli ebrei di andarsene. Pertanto, il fatto che HaShem abbia indurito il suo cuore gli ha dato le forza per vincere le sue paure naturali e decidere in modo libero di continuare a rifiutare la richiesta di Moshè di fare uscire gli ebrei dall’Egitto(1).

Questa “testardaggine” apparentemente sovrumana del Faraone ha suscitato grande stupore nel Rav Aaron Bakst, Rosh Yeshiva di Lomza. Lui era solito impartire uno shiur (lezione) nella sua casa ogni venerdì sera dopo il pasto. Una volta i suoi allievi entrando in casa sua furono sorpresi di vederlo camminare avanti e indietro nella sua stanza, parlando fra se e se: "Che cosa pensò il Faraone quando vide questi grandi miracoli davanti ai suoi occhi?" Improvvisamente si fermò, si girò verso gli allievi e affermò: "Lui non pensava affatto! Solo attraverso la mancanza di riflessione una persona può riuscire a ignorare questi grandi miracoli, senza consentirgli di essere influenzato minimamente!" (2). Questa spiegazione del comportamento illogico del faraone getta gran luce sul perché le persone non riescono a cambiare, quando si trovano di fronte ad eventi di grande portata. Esse possono perfino riconoscere che i miracoli si siano verificati, ma non fermarsi a pensare alle loro conseguenze.
Un esempio di quanto appena detto è stata la reazione della gente ai miracoli manifesti accaduti
durante la guerra del Golfo in cui 39 missili Scud sono riusciti a uccidere solo una persona(3). Molte persone hanno riconosciuto che la nazione aveva chiaramente assistito ad un intervento della mano di HaShem, eppure non hanno necessariamente modificato il loro rapporto con HaQadosh Barukh-Hu. Ci si potrebbe chiedere, cosa hanno pensato queste persone? Avevano visto chiaramente la mano di HaShem nel proteggere il popolo ebraico, e nonostante questo non sono cambiate! La risposta si trova nella spiegazione di Rav Bakst: non hanno pensato. Se avessero riflettuto sulla portata degli eventi accaduti sarebbero sicuramente cambiate in qualche modo.

Un altro esempio lampante di questo fenomeno è rappresentato dalla storia di Rav David Kaplan. Rav Yehcehzkel Levensteil stava viaggiando su un taxi guidato da un autista non osservante. Il conducente si rivolse a Rav Yechezkel e gli raccontò la seguente stupefacente storia: Diversi anni prima, era in un viaggio nella giungla africana con alcuni amici. Improvvisamente, un serpente ha attaccato uno di loro, avvolgendo il suo grande corpo intorno a lui fino a non farlo più respirare. Dopo vari tentativi di salvarlo, si sono resi conto che non c'era speranza, e gli suggerirono di recitare lo Shema Israel prima di lasciare questo mondo. Egli l’ha detto in fretta e subito il serpente l’ha liberato e se ne è andato. Quell'uomo è rimasto profondamente colpito da quell’evento, avvicinandosi gradualmente alla Toràh. Ora era un Ebreo osservante a tutti gli effetti. Dopo aver ascoltato come questo evento abbia così drasticamente cambiato la vita dell’amico, Rav Levenstein, rivolgendosi al conducente gli ha chiesto perché anche lui non fosse cambiato a causa di questo miracolo. Il conducente ha risposto, "Oh no, non è successo a me, è successo a lui." (4)

Il conducente ha assistito a qualcosa che avrebbe potuto potenzialmente cambiare la sua vita eppure non è cambiato. Perché? Perché non ha pensato, non ha lasciato le ovvie conseguenze di questo miracolo indurlo a riflettere sulla direzione della sua vita. E’ anche istruttivo notare che il suo amico, soggetto principale del miracolo, è cambiato - a volte un evento può essere così potente che una persona non può fare a meno di rifletterci e lasciare che influenzi la sua vita. Tuttavia, spesso, non essendo noi stessi in prima persona oggetto del miracolo, abbiamo bisogno di uno sforzo di gran lunga maggiore per costringere noi stessi a 'pensare' circa le conseguenze di eventi che vediamo e sentiamo.

Il primo passo da fare per cambiare in base a quello che vediamo e sentiamo nel mondo che ci circonda è quello di prendere spunto dalla lezione che ci viene insegnata dal faraone e di pensare, riflettendo su come quello che ci circonda possa essere significativo per noi e agire di conseguenza. Possiamo noi tutti avere il merito di pensare e rifletter su ciò che accade intorno a noi.

NOTE
1. Sforno, Va'eira, 9:12, 35; Bo, 10:1.

2. Citato in 'Mishluchan Gavoa,' Parshat Bo, p.70.

3. Nella stessa guerra, un singolo missile Scud in Arabia Saudita è riuscito a uccidere decine di persone.

4. Kaplan, Impatto, p.85.

Riadattamento del link: http://www.aish.com/tp/i/gl/112770469.html

...A proposito dello Shabbat!

L'importanza di Tosefet Shabbat – Aggiunta al tempo di Shabbat

La seguente alachà è basata su di una lezione del Rav Shlomo Amar shlit”a Rabbino Capo D’Israele e spiegata dal Rav Mansour.

C’è un’alachà chiamata "Tosefet Shabbat", che richiede l'aggiunta di un periodo di tempo prima e dopo la fine dello Shabbat. I Saggi hanno dedotto questa norma a partire da un verso della Toràh che si riferisce a Yom Kippur ed hanno stabilito che quanto scritto nel verso va applicato anche allo Shabbat

Strettamente parlando, Shabbat ha inizio al tramonto del venerdì. A quel punto, è vietato dalla Torah compiere qualsiasi Melachà (attività vietata durante lo Shabbat). Il periodo immediatamente dopo il tramonto - "Ben Ha'shemashot" - è un lasso di tempo che i Saggi erano incerti se classificare come facente parte della notte o del giorno, ed è perciò vietato eseguire Melachot durante quel periodo, poiché è possibile che Shabbat Qodesh sia già iniziato. L’alachà di "Tosefet Shabbat" richiede quindi di accettare su di se lo Shabbat ad un certo punto prima del tramonto, poiché in ogni caso si deve iniziare ad osservare Shabbat al tramonto. Si dovrebbe accettare l’entrata dello Shabbat il prima possibile ma va fatto necessariamente almeno 15-20 minuti prima del tramonto. Alcuni hanno l’uso di accettare Shabbat quaranta minuti prima del tramonto.

La Toràh scrive nel Libro di Shemot (31:16), "Ve'shameru Benè Israel Et Ha'Shabbat La'asot Et Ha'Shabbat" ("Benè Israel osserveranno lo Shabbat - per fare lo Shabbat"). Cosa intende la Toràh con “fare lo Shabbat”? Come fa una persona a “fare lo Shabbat”? noi possiamo osservare lo Shabbat, adempiere ai suoi comandamenti, ma in che modo si "fa" lo Shabbat?

L’Or Ha'haim (Rabbi Haim Ben Atar, 1691-1743) allude ad una spiegazione di questo verso che si riferisce alla alachàh di "Tosefet Shabbat." Vale a dire, osservando il requisito di avere tosefet Shabbat, adempiamo al comandamento di "fare" lo Shabbat. Se una persona aggiunge un quarto d'ora prima di Shabbat il venerdì pomeriggio, e poi altri quindici minuti il sabato sera alla fine di Shabbat, aggiunge una mezz'ora di Shabbat ogni settimana. In un mese, che contiene quattro Shabbatot, aggiunge due ore. Così, in un anno di dodici mesi, si aggiungono 24 ore di Shabbat - un giorno completo. Questo è il significato del verso: quando Benè Israel osservano lo Shabbat, adempiendo al requisito della "Tosefet Shabbat", col passare di un anno “fanno” uno Shabbat intero. I saggi descrivono Shabbat come uno speciale dono che HaShem ha dato al popolo ebraico. E 'consuetudine quando si riceve un dono di ricambiare. Il nostro modo di "ricambiare" HaShem per questo dono meraviglioso che è lo Shabbat è di "dare" a Lui, per così dire, uno Shabbat attraverso la Mizvà di "Tosefet Shabbat".

Uno studente del Chafez Chaim (Rabbi Yisrael Meir Kagan di Radin, 1839-1933) ha raccontato che una volta c’era un bambino gravemente ammalato, e i medici non riuscivano a guarirlo. In preda alla disperazione, i genitori andarono dal Chafez Chaim per sapere cosa potessero fare. Lui li ha incoraggiati a cominciare Shabbat presto ogni settimana, assicurandosi di avere la tavola apparecchiata e le candele accese ben prima del periodo di quindici minuti prima del tramonto. La coppia ha seguito il suo consiglio, e il bambino è guarito miracolosamente. Tale è l'entità del premio per l'adempimento dell’ alachà "Tosefet Shabbat." Durante i mesi invernali, a volte può essere molto difficile avere tutto pronto in tempo per aggiungere un periodo significativo allo Shabbat, ma ogni sforzo deve essere fatto per adempiere a questo precetto speciale.

Articolo tratto dal link http://www.dailyhalacha.com/displayRead.asp?readID=2058

Shabbat shalom umevorach!

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