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Parashat Tetzavvè 5772


La Parashà di Tetzavvè… in brevissima!

La Torà continua questa settimana a descriverci come costruire il Mishkan (Tabernacolo) e ciò che ne fa parte: l’olio per la Menorà e i vestiti per i Cohanim, i Sacerdoti. Dà poi istruzioni sulla consacrazione dei Cohanim e l’altare esterno. La Parashà si conclude con le istruzioni per costuire l’Altare dell’incenso.

Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Toràh afferma:
“Farai una lamina d’oro puro sul quale inciderai come si incide un sigillo: “Consacrato all’Eterno”. La fisserai sul cordoncino di lana azzurra così che si trovi sopra il turbante, si troverà in corrispondenza del lato anteriore del turbante.”
(Shemot 28:36-37).
Ognuno dei vestiti dei Cohanim, i Sacerdoti che servivano nel Mishkan, aveva una corrispondenza e un’influenza spirituale. Il turbante, che era sopra alla testa espiava i peccati collegati all’arroganza e alla presunzione. C’è però, un momento in cui si deve essere orgogliosi – quando si è orgogliosi di compiere la volontà di HaShem. Il Ktav Sofer, un grande Rabbino, spiega che si allude alla questione nel verso che abbiamo preso in esame. Quando l’orgoglio è “consacrato all’Onnipotente” allora può essere sulla testa di una persona.
L’arroganza è una caratteristica dannosa per il proprio sviluppo spirituale, e può causare numerose difficoltà quando si ha a che fare con altre persone. Però, quando si è orgogliosi di compiere la volontà di HaShem, si può continuare a farlo pur essendo derisi o insultati.


 

Il pasto di Purim – il momento più adatto per consumarlo, la partecipazione di una persona in lutto, studiare Toràh prima e durante il pasto

Una delle mizvot del giorno di Purim è quella di consumare una Seudà – mangiare un pasto festivo. Secondo l’alachà questo pasto va consumato il giorno di Purim; non si esce dall’obbligo della seudà di Purim consumando il pasto la sera. È buona cosa consumare un pasto festivo anche la sera di Purim, ma l’obbligo della seudà ricade specificatamente durante il giorno.
In base all’alachà stretta, si può compiere questa mizvàh in qualsiasi momento del giorno di Purim, fino al tramonto. Però, l’uso del Rashash (Rabbi Shalom Sharabi, Yemen-Israele, 1720-1777), in base alla cabalàh, era quello di consumare il pasto specificatamente la mattina. Questo uso è citato dal Kaf HaChaim (Rav Yaacov Chaim Sofer, Bagdad-Israel, 1870-1939), nel siman 695 (23), e dallo Shlà (Rav Yeshaia Horowitz, 1565-1630). Quindi, chi vuole compiere la mizvàh in base all’uso cabalista, deve consumare il pasto al mattino, a colazione. Ovviamente è possibile consumare un altro pasto in seguito.

Una persona in lutto lo alenu entro i dodici mesi dalla scomparsa di un parente stretto, può partecipare alla seudà di Purim?
Il Chacham Ovadia Yosef stabilisce che una persona in lutto ל"ע può partecipare pienamente alle celebrazioni di Purim, perfino fuori casa, a condizione che non sia suonata musica.
Il Ramà (Rabbì Moshè Isserless di Cracovia, Polonia, 1525-1572) scrive che è molto importante studiare Toràh prima della seudà di Purim. Commentando il verso nella Meghillàh di Ester (8:16), “Per gli ebrei fu luce e gioia,” i Nostri Maestri spiegano che la parola “luce” si riferisce allo studio della Toràh. È quindi buona cosa passare del tempo a studiare Toràh impegnandosi con la “luce” – prima di occuparsi della “gioia” che caratterizza la festa di Purim.
Andrebbero cantate lodi ad HaShem durante la seudà di Purim.
 Di Solito è bene lasciare una parte della tavola vuota, o un utensile vuoto, in ricordo del dispiacere che proviamo per la distruzione del Bet HaMikdash. A Purim però, non è necessario, e si può imbandire la tavola completamente con prelibatezze per festeggiare questo giorno speciale.

Riassumendo: c’è l’obbligo di consumare un pasto festivo il giorno di Purim; non si esce dall’obbligo consumandolo la sera. Il pasto può essere mangiato in qualsiasi momento del giorno di Purim, fino al tramonto, ma secondo la cabalàh bisognerebbe mangiarlo al mattino. Una persona in lutto ל"ע può partecipare alla seudà di Purim, a condizione che non sia suonata musica. È bene studiare Toràh prima del pasto. Non bisogna lasciare una parte del tavolo vuota o un utensile vuoto in ricordo della distruzione del Bet HaMikdash, come è di uso per gli altri pasti normali.


Shabbat shalom!!

SPECIALE PURIM!


SPECIALE PURIM!

Come sapete stasera e domani è Purim! Abbiamo pensato a realizzare uno Speciale con alcune delle norme  tratte  e adattate dal libro “Purim: Halakhot e Minhaghim” di Aharon Braha הי“ו , sotto gentile concessione dell’autore.



Le Mizvot del giorno di Purim. Il giorno di Purim abbiamo, oltre alle norme particolari che vedremo Be”H nelle prossime righe, 4 mizvot: (a) la lettura della Meghillàh di Ester, sia la notte che il giorno, (b) i Mishloach Manot, ossia un dono di due pietanze al proprio compagno, (c) le Mattanot LaEvionim, ossia dei doni da dare agli ebrei poveri e (d) la Se’udàh di Purim, ossia il pasto per celebrare Purim.
Questi argomenti sono B”H trattati  in maggior dettaglio  nei capitol del libro. Qui di seguito alcune halakhot sulla lettura della Meghillàh e le relative berakhot
La Lettura della Meghillàh
La Mizvàh. C’è una mizvàh Midivrè Qabalàh (cioè esplicita nei Neviim e Ketuvim, e avente solamente dei רמזים remazim ~ allusioni nella Toràh scritta) di leggere la Meghillàh di Ester durante Purim. (Torat HaMoa’dim 5: 1)
Quante volte? Ogni ebreo è tenuto a leggere (o sentire la lettura) della Meghillat Ester due volte: una la notte e una il giorno. (Torat HaMo’adim 5: 1)
Il tempo della lettura della notte
La lettura della notte. La lettura della notte può essere effettuata tutta la notte, dall’uscita delle stelle fino all’ עלות השחר ‘alot hashachar ~  albeggio (cioè 72 minuti zemaniot prima del נץ החמה Netz HaChamàh ~ sorgere del sole). (Chazon ‘Ovadiàh pag. 47-48: 1, cfr. Torat HaMo’adim 5: 1)
Quanto prima. Nonostante il tempo della lettura della Meghillàh della notte sia lungo tutta la notte, è opportuno leggerla quanto prima dopo l’uscita delle stelle (‘arukh HaShulchan (Orach Chajim 687: 4), Pisqè Teshuvot 687: 1)
Chi non può leggere la notte. Chi sa di non poter leggere la Meghillàh al Bet hakenesset durante la notte di Purim, ad esempio in periodo di guerra ל"ע, oppure in un luogo in cui è pericoloso girare per strada di notte, può leggere la meghillàh con le sue berakhot la vigilia di Purim al bet hakenesset dall’orario di Pelag HaMinchàh. Ed è meglio optare per questa opzione piuttosto che leggere la Meghillàh (da una Meghillàh Kesheràh) da soli in casa dopo tzet hakokhavim ~ uscita delle stelle. (Torat HaMo’adim 5: 3)
Chi ha perso la lettura della notte. Chi non ha letto la Meghillàh tutta la notte non può più recuperarne la lettura. Quindi di giorno la legge solo una volta. (Torat HaMo’adim 5: 4) Quando la legge di giorno aggiunge anche la berakhàh di Sheechejianu prima della lettura. (cfr. Torat HaMo’adim 5, 16)
Il tempo della lettura del giorno
La lettura del giorno. La lettura del giorno può essere effettuata tutto il giorno, dal נץ החמה Netz HaChamàh ~ sorgere del sole fino alla fine delle ore di luce. בדיעבד Bedi’avad ~ a posteriori se ha letto la Meghillàh prima del Netz HaChamàh entro l’ ‘alot HaShachar ~ albeggio (72 minuti zemaniot prima del Netz HaChamàh) è uscito dall’obbligo. (Torat haMo’adim 5: 1)
Chi non può leggerla dopo il Netz HaChamàh. Chi sa che non potrà leggere la Meghillàh dopo il Netz HaChamàh, la legga a priori dall’ ‘alot haShachar. (Torat HaMo’adim 5: 1)

Berakhot sulla lettura

Berakhot la notte. Chi legge la Meghillàh durante la notte benedice tre berakhot: (1) ‘al Miqrà Meghillàh, (2) She’asàh Nissim (3) Sheechejianu [Trovate la traslitterazione delle berakhot della lettura a pag . 109] (Torat HaMo’adim 5: 13)
Berakhot il giorno. C’è da distinguere tra sefarditi e ashkenaziti. I sefarditi recitano solo le prime due berakhot (senza sheechejianu, che è stata letta la sera prima) e molti ashkenaziti usano recitare tutte e tre le berakhot. (cfr. Torat HaMo’adim 5: 13) Il Minhag ~ uso della Qehillat Qodesh Ferrara יע"א e in generale quella degli italiani è come i sefarditi, che non recitano la berakhàh di Sheechejianu se non la sera (Pachad Izchaq Lampronti “Meghillà Chayavim Liqrotàh Balaylàh” e “Meghillàh Mevarekhin açhareah”)
Sheechejianu. E’ opportuno pensare durante la recitazione della berakhàh di Sheechejianu a tutte le Mizvot del giorno di Purim, comprese Mishloach Manot, Mattanot LaEvionim e la Se’udàh di Purim. (Torat HaMo’adim 5: 13)
Dopo la lettura. Dopo aver completato la lettura, si arrotola la Meghillàh Kesheràh. Una volta arrotolata si recita la Berakhàh di “HaE-l HaRav et Rivenu” e si conclude dicendo “Barukh Attàh HaShem, HaNifrà Le’ammò Israel Mikol Tzarehem, HaE-l HaMoshi’à.” [Trovate Be”H anche questa berakhàh con relativa traslitterazione a pagina 110  ](Torat HaMo’adim 5: 14)
Berakhàh di HaRav et Rivenu. Per recitare la berakhàh di HaRav et Rivenu c’è chi sostiene che siano necessari 10 ebrei (tra uomini e donne), visto che questa berakhàh è solo un minhag ~ uso, e come tale è stata stabilita solo per un pubblico. (cfr. Torat HaMo’adim 5: 14)  In un luogo ove vi sia un uso chiaro di recitare la berakhàh con anche meno di 10 ebrei presenti, è possibile continuare con il proprio uso, ma nel caso in cui l’uso sia incerto, si entra in un dubbio di  ברכה לבטלהberakhàh levatalàh ~ benedizione invano, con relativo Nome del Signore invano chas veshalom. Per fare le cose al meglio, è opportuno anche ove vi sia un uso, avere donne e bambini che siano giunti in età di educazione per ottenere un cuorum di 10 pesone (cfr. Ben Ish Chai 13, note Ish Matzliach sulla Mishnàh Beruràh 316: 4)

HaRav et Rivenu

L’uso in diverse comunità è quello di recitare questa berakhàh anche quando una persona legge da sola la Meghillàh. E così è l’uso della קהילת קודש Qehillat Qodesh ~ sacra comunità di Bagdad  יע"א(Ben Ish Chai 13).  E così è anche l’uso degli italiani nella Qehillat Qodesh di Mantova יע"א e degli italiani in genere - così testimonia Rabbenu Barukh Casis ז"ל in una lettera inviata a Rabbenu Izchaq Lampronti ז"ל  che la riporta nel Pachad Izchaq (“Meghillàh Mevarrçhin Achareah”). Riporta inoltre una lettera del Chakham Bril ז"ל, suo maestro, che testimonia che la Qehillàh Ashkenazita a Mantova יע"א usava invece non recitare alcuna berakhàh.

Purim Sameach!


Newsletter: Parashat Vaicrà 5771

…a proposito della parashà: dai il tuo meglio!

Nella parashà di Vaicrà si parla dell’offerta “olè veiored” che significa letteralmente “l’offerta che sale e scende”, così chiamata perchè si divide in tre livelli, basati sulle possibilità economiche del popolo: una persona ricca doveva portare una mucca, una persona di ceto sociale medio doveva portare un volatile, un povero doveva portare un’offerta farinacea.
Infatti, una persona ricca non poteva portare un’offerta di qualità minore. Vediamo da qui che HaShem non giudica tutti secondo gli stessi standard. Chi ha maggiori possibilità, deve fare di più, altrimenti, per quale motivo il Signore gli avrebbe concesso tali risorse?!
Il rovescio della medaglia però, è che una persona povera non poteva portare di più di quanto le era richiesto. Questo insegna che, anche se ci sforziamo di migliorare, dobbiamo stare attenti ai nostri limiti senza farci pressioni irrealistiche.
Per evidenziare questo concetto, in Vaicrà 2:1 colui che porta un’offerta farinacea è chiamato con l’appellativo di “anima”. Il Talmud spiega che, anche se l’offerta farinacea può essere poco costosa, per la persona povera che la porta è una spesa significativa e HaShem la considera come se avesse dato la propria anima!
Non dobbiamo mai guardare con scetticismo i risultati di un’altra persona, per quanto piccoli possano apparire: su qualsiasi livello siamo, HaShem si aspetta da noi che ci comportiamo secondo il meglio delle nostre possibilità!

… a proposito di purim: mishloach manot – restrizioni che si dovrebbero seguire per almeno uno dei pacchi mandati nel giorno di purim

La mizvà di “mishloach manot” richiede l’invio di almeno due cibi ad almeno un ebreo nel giorno di purim. Tuttavia, è bene mandare mishloach manot a molte persone perché, così facendo, si migliora l’atmosfera di armonia, amicizia e fratellanza all’interno del popolo ebraico.
E’ opportuno mandare almeno un mishloach manot che segua le opinioni di tutte le autorità alachiche sull’argomento. Anche se in termini stretti, si può uscire dall’obbligo della mizvà senza seguire queste misure ristrettive, bisognerebbe cercare di sforzarsi di rispettarle almeno per quanto riguarda uno dei mishlach manot inviati, al fine di soddisfare l’adempimento alla mizvà secondo tutti i punti di vista. Le seguenti restrizioni dovrebbero essere seguite  per almeno un mishloach manot da mandare il giorno di purim.
1) I due cibi devono essere mandati insieme, allo stesso tempo e non uno dopo l’altro. Secondo alcuni poskim (autorità alachiche), solo mandando i due cibi contemporaneamente, si può considerare di aver mandato effettivamente due cibi (e non un cibo in due diverse occasioni).
2) I due cibi devono essere messi in due utensili separati. Secondo alcune opinioni, cibi contenuti in uno stesso recipiente non possono essere considerati come due cibi separati.
3) I due cibi devono essere rispettabili secondo gli standard sia di chi dona che di chi riceve. Secondo alcune opinioni, non si esegue la mizvà mandando cibi economici che sono al di sotto dello standard di chi dona o di chi riceve. Per esempio, una persona distinta non può mandare cibi come popcorn, zucchero filato, caramelle e mais, in quanto questi cibi non riflettono il suo standard. E’ bene quindi inviare “cibi rispettabili” in almeno uno dei mishloach manot.
4) Il pacco deve contenere almeno due cibi solidi. Dal punto di vista dell’alachà stretta, si compie la mizvà di mishloach manot mandando un cibo e una bibita, o perfino due bibite. Per soddisfare tutte le opinioni però, è preferibile che almeno un pacco contenga due cibi solidi. (Per inciso, i due cibi solidi devono essere due diversi tipi di alimenti. Affettare un pezzo di carne in due e mandare quindi due pezzi della stessa carne non è considerato come mishloach manot. Si può però mandare due pezzi di carne di tagli diversi).
5) Il mishloach manot dovrebbe essere consegnato tramite terzi e non personalmente. Secondo alcune opinioni, il termine “mishloach manot” indica che il pacco deve essere consegnato e non portato personalmente. Anche se l’alachà non segue questa opinione, si dovrebbe inviare almeno un mishloach manot attraverso un messaggero.
Queste misure si applicano solo a livello di chumrà (restrizione) e non sono necessarie secondo l’alachà stretta. Tuttavia è bene mandare almeno un mishloach manot che soddisfi queste restrizioni al fine di garantire l’adempimento della mizvà secondo tutte le opinioni.
Riassumendo: è bene, il giorno di purim, mandare almeno un mishloach manot che segua tutte le opinioni. Quindi, dovrebbe estere costituito da due cibi rispettabili, che siano solidi, che siano contenuti in due recipienti separati , entrambi consegnati contemporaneamente da un messaggero.

Shabbat shalom umevorach!

Newsletter: Parashat Pekudè 5771

Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Torà afferma per quanto riguarda le donazioni fatte per gli abiti del Cohen Gadol:

“I capi delle tribù portarono le pietre di onice e lepietre da incastonare per l’efod e per il pettorale” (Shemot, 35:27)

Perché la Torà specifica che sono stati i capi delle tribù a portare le pietre preziose?

Rashi (Rabbi Shlomo Ben Izchak che è vissuto fra il 1040 e il 1104 ed è considerato il principale commentatore della Toràh e del Talmud) cita le parole dei Saggi che notano che i capi delle tribù hanno portato le ultime donazioni per il Santuario. I capi hanno detto, “Lasceremo donare agli altri quello che vogliono donare, e noi porteremo qualsiasi cosa manchi.” Gli altri però, hanno portato tutto quello che era necessario. I capi delle tribù allora hanno chiesto: “Cos’altro possiamo fare?” L’unica cosa che rimaneva erano le pietre preziose e questo è quello che hanno portato. Poiché hanno procrastinato, la Torà accenna a un rimprovero attraverso il fatto che la parola nesiim (capi tribù) è scritta con una sola iud al posto di due.

Rav Yeruchem Levoviz ha spiegato che la loro intenzione iniziale era virtuosa poichè hanno detto che avrebbero portato qualsiasi cosa fosse stato necessario alla fine. (Il Santuario è stato costruito per mezzo di donazioni – ad eccezione della base dei pilastri che è stata costruita per mezzo di donazioni pubbliche obbligatorie). I capi tribù hanno pensato che il popolo non ce l’avrebbe fatta a coprire le spese di tutta la costruzione, ma hanno mal considerato il fervore nazionale e la generosità delle persone). La proposta dei capi tribù potrebbe sembrare essere molto generosa. In ogni caso, impariamo da qui che il loro comportamento, poiché ha sfiorato il tratto negativo della pigrizia, è considerato scorretto e per questo sono stati rimproverati.

Ogni volta che un tratto negativo del carattere potrebbe essere alla base di un comportamento, bisogna fare molta attenzione a fare chiarezza in se stessi su quale sia la vera motivazione di tale comportamento. Questo è applicabile specialmente alla pigrizia. E’ molto facile dare a noi stessi molte “buone ragioni” per non fare qualcosa. Quando la pigrizia potrebbe essere la vera ragione per la “mancanza di azione” bisogna essere sospettosi che la vera motivazione sia una razionalizzazione con cui si cerca una buona scusa con cui convincere se stessi.

Riadattamento del link: http://www.aish.com/tp/ss/ssw/48961631.html

…a proposito di purim: il pasto di purim – quando consumarlo, se una persona che sta di lutto può partecipare, studiare Torà prima e durante il pasto

Una delle mizvot della festa di purim è l’obbligo di consumare una seudà – un pasto festivo. L’alachà richiede di consumare questo pasto durante il giorno; non si compie l’obbligo di mangiare il pasto festivo di Purim consumandolo la sera. E’ bene consumare un pasto festivo anche la sera di purim, ma l’obbligo della seudat purim richiede di consumarlo specificatamente durante il giorno.

A rigor di termini, si può compiere questa mizvà in qualsiasi momento del giorno di purim, fino al tramonto. Tuttavia, l’uso del Rashash (Rabbi Shalom Sharabi, Yemen – Israel, 1720 - 1777) basato su fonti cabalistiche, era quello di consumare il pasto specificatamente durante la mattina. Questo uso è citato dal Kaf HaChaim (Rav Yaacov Chaim Sofer, Bagdad – Israele, 1870-1939), nel siman 695 (23), e dallo Shelàh HaKadosh (Rav Yeshià Horowitz, 1565-1630). Così, chi desidera compiere la mizvà secondo gli insegnamenti cabalistici, dovrebbe consumare il pasto festivo la mattina, a colazione. Ovviamente si può consumare un altro pasto durante la giornata.

Una persona che sta di lutto, nei dodici mesi dopo la perdita di un genitore lo alenu, può e deve partecipare ad una seudat purim?

Il Rav Ovadià Yosef shlita, sostiene che una persona che sta di lutto può partecipare a pieno titolo ad una seudat Purim, anche fuori dalla sua casa, a condizione che non ci sia musica strumentale durante l'evento.

Il Ramà (Rabbi Moshè Isserless di Cracovia, Polonia, 1525-1572) scrive che bisognerebbe stare attenti a studiare Torà prima della seudà di purim. Commentando il verso della Meghillat Ester (8:16) “Per gli ebrei ci fu luce e gioia…“, i Saggi spiegano che la parola “luce” si riferisce allo studio della Torà. Perciò, è bene passare un po’ di tempo nello studio della Toràh – avvolgendoci di “luce” – prima di occuparsi della “gioia” della festa di purim.

Bisognerebbe cantare canzoni di lode ad HaShem durante il pasto di purim

Di solito, è bene lasciare qualcosa di vuoto sul tavolo, come uno spazio vuoto o un utensile vuoto, per simboleggiare il nostro dolore per la distruzione del Tempio. Durante purim comunque, questo non è necessario e si può riempire l’intero tavolo con prelibatezze per celebrare questa speciale occasione festiva.

Riassumendo: c’è l’obbligo di consumare un pasto festivo nel giorno di purim e non si compie questa mizvà di notte. Il pasto può avvenire in qualunque momento del giorno, fino al tramonto, ma secondo gli insegnamenti cabalistici dovrebbe avere luogo in mattinata. Una persona di lutto può partecipare ad una seudat purim, accertandosi però che non ci sia musica strumentale. E’ bene studiare Torà prima del pasto festivo. Non bisogna lasciare uno spazio vuoto o un utensile vuoto durante il pasto di purim per commemorare la distruzione del Tempio, come invece si usa fare durante gli altri pasti dell’anno.

Riadattamento del link: http://www.dailyhalacha.com/displayRead.asp?readID=1921

Shabbat shalom umevorach!