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Newsletter: Zav 5772


Riassunto della Parashàh

Questa settimana la Parashà tratta delle leggi del Korban Ola (ossia il sacrificio che viene bruciato totalmente), delle Menachot (ossia offerte farinacee), le offerte del Cohen Gadol, del Korban Chattat (ossia sacrifici d’espiazione per i peccati involontari), del Korban Asham (ossia sacrifici di espiazione per peccati particolari commessi volontariamente), e del Korban Todà (ossia sacrifici di ringraziamento). La Parashà conclude raccontando i sacrifici che vengono assegnati ai sacerdoti e la cerimonia di insediamento del sacerdote per servire nel Santuario.

 

E' possibile mangiare la vigilia di Pesach prima del Seder?


295. Mangiare la vigilia di Pesach. Dalla decima ora Zemanit della vigilia di Pesach è vietato mangiare affinché mangi la Matzàh della sera del Seder con appetito. Questo divieto si applica principalmente sulla Matzàh cucinata oppure sulla Matzàh ‘ashiràh [ossia una matzàh non fatta da sola acqua e farina] in un volume pari a KaBetzàh. Mangiare meno di KaBetzàh, secondo la regola stretta è permesso, ma non si faciliti a meno che non sia strettamente necessario.(cfr. Torat HaMo’adim 13 :1)

296. 
Mangiare frutta e verdura. In base alla norma stretta è permesso mangiare carne, frutta e verdura in questo lasso di tempo, a condizione che stia attento a non riempirsi lo stomaco. Ciò perché è necessario mangiare la Matzàh con appetito. (Torat HaMo’adim 13:1)
 297. Inappetente. Una persona inappetente, che sa che quando mando mangia la vigilia di Pesach non riesce più a mangiare Matzàh e Maror con appetito oppure non riesce a bere i Quattro Bicchieri di vino, deve digiunare la vigilia di Pesach. (Torat HaMo’adim 13:1)
Articolo tratto da  http://deroryqra.blogspot.com/2012/03/e-possibile-mangiare-la-vigilia-di.html sotto concessione dell’autore

Newsletter: Parashat BeShallach 5772


Dvar Torà

Basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Torà afferma:
 “Quando il faraone mandò via il popolo, il Signore non li condusse attraverso la strada del paese dei filistei, malgrado fosse la più breve, perché il Signore disse: “Se dovessero imbattersi in una guerra il popolo potrebbe cambiare idea e tornare in Egitto”. (Shemot, cap.13 v.17)
Come è possibile che dopo tutto quello che il popolo ebraico ha sofferto in Egitto e tutti i miracoli dell’Onnipotente, voglia anche solo considerare di farvi ritorno?
Rabbi Yeuda leb Chsman commenta a proposito di questa domanda, che una persona è un misto di anima e corpo. Anche quando si è a un livello spirituale molto alto, si può cadere. Bisogna essere costantemente vigili. In un momento si può essere molto elevati, però, se si entra in panico, ci si può comportare in modo molto immaturo. Anche se gli ebrei avevano una grande consapevolezza della situazione, avrebbero potuto perdersi in un breve istante.
Questo stesso concetto della mutevolezza di una persona può dare grandi speranze, conclude Rav Yeuda Leb. Se puoi cadere velocemente, ti puoi anche riprendere molto velocemente. Non bisogna mai disperare quando ci si sente a un livello spirituale basso. Se sei sinceramente convinto di volerti innalzare spiritualmente, hai la possibilità di rimetterti istantaneamente sulla retta via.
Non perdere tempo ad autocommiserarti se senti di non essere al livello in cui vorresti. Cerca di realizzare che puoi ottenere enormi risultati in qualsiasi momento se hai la determinazione per farlo!

 

La necessità di mangiare o bere dopo aver recitato il kiddush

C’è un famoso principio alachico conosciuto come “en kiddush bemacom seudà”, che significa che non si esce dall’obbligo di recitare il kiddush di shabbat a meno che non si reciti all’interno di un pasto. Quando si recita o si ascolta il kiddush il venerdì sera o il sabato mattina, non si esce dall’obbligo del kiddush a meno che non si mangi un kezait (circa 27 grammi) di pane o di mezonot (per esempio una torta fatta con la farina), o si beva un reviit (86 cc) di vino. Se una persona ascolta il kiddush e non mangia o beve nulla, o se beve qualcosa che non sia vino o mangia dei cibi quali riso, frutta e verdura, non ha compiuto l’obbligo del kiddush. Visto che non ha compiuto la mizvà del kiddush, esce fuori che non avrebbe dovuto mangiare, perché il venerdì sera e il sabato mattina non si può mangiare prima di aver compiuto l’obbligo del kiddush.
Molte sinagoghe organizzano un kiddush o una colazione per i frequentatori dopo la tefillà di shachrit o musaf il sabato mattina. Il Rabbino generalmente recita il kiddush e beve un reviit di vino, mettendo quindi in pratica la regola di “kiddush bemacom seudà”. Gli altri che ascoltano mangeranno generalmente un kezait di pane, torte, crackers e simili, così facendo hanno compiuto l’obbligo del kiddush. In teoria, non dovranno recitare di nuovo il kiddush per quello shabbat, poiché hanno già compiuto il loro obbligo ascoltandolo al Bet HaKneset. In pratica, di solito gli uomini recitano il kiddush quando tornano a casa per il pranzo, per i membri della famiglia che non lo hanno ancora recitato. Però, loro personalmente, hanno già compiuto il proprio obbligo sentendo il kiddush al Bet HaKneset e mangiando un reviit  di pane o torte.
 Alcune persone però preferiscono non mangiare al Bet HaKneset, e dopo aver ascoltato il kiddush del rabbino bevono qualcosa o mangiano giusto qualche noce o della frutta. Questa abitudine non è corretta, poiché così facendo non compiono l’obbligo del kiddush e hanno quindi violato la proibizione di mangiare prima del kiddush. Quindi, se una persona ha in mente di non mangiare un kezait di pane, dolci o di non bere un reviit di vino, non deve mangiare e bere affatto. D’altro canto, chi organizza il kiddush deve preoccuparsi che ci sia abbastanza cibo per tutti così che possano mangiare un kezait e uscire dall’obbligo del kiddush.
Bisogna notare, che il Chacham Ovadia Yosef, in una famosa risposta pubblicata nella sua opera Yabia Omer (vol. 2, Orach Chaim 19), trova una possibile base per giustificare l’abitudine di mangiare un piccolo snack o di bere qualcosa dopo il kiddush del sabato mattina al Bet HaKneset. Scrive che questa pratica può forse essere difesa combinando due opinioni minoritarie. Numero uno, c’è un opinione fra le autorità alachiche secondo cui la regola di “en kidush ela bemacom seudà” si applica solo al kiddush del venerdì sera. Il sabato mattina, secondo questa posizione, non bisogna bere vino o mangiare dopo il kiddush per compiere l’obbligo. Inoltre, c’è un’opinione secondo cui, se colui che ha recitato il kiddush beve un reviit di vino, questo è sufficiente per tutti coloro che hanno ascoltato il kiddush, che compiono il loro obbligo senza mangiare o bere qualcosa. Anche se non seguiamo nessuna di queste opinioni, il Chacham Ovadia sostiene che possano valere come possibile giustificazione per coloro che non mangiano o bevono dopo il kiddush della mattina al Bet HaKneset. Questa abitudine è sicuramente sbagliata, ma non bisogna reclamare contro chi si comporta in questo modo, perché potrebbe esserci qualche giustificazione per farlo (a meno che non si sappia che la persona si comporta così solo perché non conosce la regola e altrimenti sarebbe contenta di applicare il comportamento più corretto).
Riassumendo: una persona che recita o ascolta il kiddush il venerdì sera o il sabato mattina deve mangiare un kezait di pane , torte o simili, o bere un reviit di vino in quello stesso luogo, altrimenti non è uscito dall’obbligo del kiddush. Quindi, una persona che ascolta il kiddush non deve mangiare o bere nulla a meno che non intenda mangiare almeno un kezait dei cibi menzionati o di bere un reviit di vino.
Shabbat shalom!!

Newsletter: Yom HaKippurim 5772

La mizvà di mangiare la vigilia di Kippur

La vigilia di Yom Kippur abbiamo la mizvà di mangiare. Questa mizvà è talmente importante che, così come dice il Talmud, chi mangia la vigilia di Yom Kippur è come se avesse digiunato due giorni, quello di Kippur e il precedente.
Cosa possiamo imparare? Perché dobbiamo mangiare la vigilia di Kippur?
Il Rosh (Rabbenu Asher Ben Yechiel, Germania-Spagna, 1250-1327) suggerisce un’analogia con un padre che sa che il figlio non potrà mangiare in un certo giorno, e quindi si assicura di nutrirlo abbondantemente il giorno precedente così da non farlo soffrire per il digiuno. Allo stesso modo, dice il Rosh, HaShem ci “nutre” il giorno prima di Kippur comandandoci di mangiare, cosicché la nostra salute e il nostro benessere non siano intaccati dal digiuno.
Lo Shibbolè Halechet (Rav Zidkià Ben Avraham, Italia, 1230-1300) suggerisce un motivo diametralmente opposto, visto che mangiare abbondantemente il giorno precedente al digiuno, rende il digiuno più difficile. Se un giorno il corpo riceve una grande quantità di cibo, quello successivo si aspetta di riceverne altrettanta, e quindi digiunare diventa un’impresa più difficile. La Torà ci comanda di “affliggere le nostre anime” (“Veinitem et nafshotechem”) durante Yom Kippur, e quindi lo scopo di mangiare abbondantemente il giorno precedente è quello di avere più difficoltà a digiunare.
 (Ci si potrebbe chiedere rispetto a questa questione, perché allora non troviamo una alachà simile nel digiuno del 9 di Av. Non solo non c’è una mizvà di mangiare la vigilia del 9 di Av, ma addirittura secondo l’alachà il pasto che precede il digiuno consiste solo in pane e un altro cibo cucinato. Sembrerebbe che ci sia una differenza concettuale fra i due digiuni, il 9 di Av digiuniamo come espressione del lutto, a Yom Kippur digiuniamo per aiutare il processo di pentimento.)
 Lo Sfat Emet (Rav Yehuda Ariè Leb Alter di Ger, Polonia, 1847-1905, in foto) suggerisce un motivo totalmente differente al perché abbiamo la mizvà di mangiare la vigilia di Kippur. Uno degli obblighi che si applicano prima di Kippur è quello di riconciliarsi con coloro a cui abbiamo fatto un torto. Prima di Kippur siamo obbligati a chiedere scusa e cercare di riconciliarci come parte della nostra preparazione al giorno di espiazione. Lo Sfat Emet nota che quando le persone sono affamate, sono più agitate e meno inclini ad accettare o cercare la riconciliazione. L’alachà richiede di mangiare abbondantemente in questo giorno così da poter creare un’atmosfera rilassata e serena, in modo da facilitare la riconciliazione.
La vigilia di Kippur c’è l’uso di mangiare il doppio di quello che si è soliti mangiare. Quindi, se possibile, bisognerebbe calcolare l’apporto calorico medio di ognuno e mangiare il doppio.
La mizvà di mangiare la vigilia di Kippur è considerata più importante perfino dello studio della Torà. Quindi, bisogna prendersi del tempo dallo studio della Torà (tanto più da altre occupazioni) in modo da riuscire a mangiare un pasto come si deve. La Ghemarà, nel trattato di Berachot (8) ci dice di un certo Rav che aveva deciso di passare la vigilia di Yom Kippur leggendo “shenaim micrà veechad targum” (la doppia lettura della parashà con la traduzione in aramaico) dell’intera Torà. I suoi colleghi, lo hanno ripreso, facendogli notare che in quel giorno ha l’obbligo di mangiare. Il Rav non ha risposto alle loro critiche, mostrando di aver accettato la loro opinione. Questo episodio dimostra che la mizvà di mangiare supera perfino l’importante mizvà dello studio della Torà – uno status che hanno ben poche mizvot.
Il Chacham Rav Ovadia Yosef stabilisce che l’obbligo di mangiare la vigilia di kippur si applica sia agli uomini che alle donne, perchè il motivo per questo obbligo – sia inteso come preparazione per il digiuno che per facilitare la riconciliazione – si applica ugualmente sia agli uomini che alle donne.
Il Ben Ish Chai (Rav Yosef Chaim di Bagdad, 1833-1909) riporta l’uso di mangiare pesce durante la colazione della vigilia di Kippur. La base per questo uso è una storia raccontata nel midrash (citato nel Tur) di un re che ha detto al suo servo di andare al mercato e comprarglidel pesce. Il servo va al mercato e scopre che era rimasto un solo pezzo di pesce. Offre al venditore una moneta per il pesce, ma un ebreo, che anche lui voleva il pesce, gli offre due monete. Dopo un’intensa gara al rialzo, l’ebreo ha superato l’offerta del servo riuscendo ad ottenere il pesce per una cifra esorbitante. Il servo è tornato dal re spiegandogli cosa fosse accaduto; il re convoca immediatamente l’ebreo chiedendogli una spiegazione per la sua perseveranza nel voler ottenere il pesce. L’ebreo gli spiega che è la vigilia di Kippur, e quindi voleva il pesce per compiere la mizvà di mangiare un pasto festivo in quel giorno. Noi quindi mangiamo pesce la vigilia di Kippur in ricordo della notevole devozione dell’ebreo per compiere questa mizvà.
Il pesce va mangiato solo nelle ore del mattino, perché cibi che possono aumentare la possibilità di Keri (emissioni notturne) devono essere evitati nel pomeriggio della vigilia, così da non rischiare di diventare impuri la notte di Kippur. Fra tali cibi troviamo i datteri, il pesce, le uova, latte tiepido e la carne grassa.
Riassumendo: sia gli uomini che le donne hanno l’obbligo di mangiare un pasto festivo la vigilia di Kippur, e per farlo si deve perfino prendere tempo dallo studio della Torà. Non vanno mangiati pesci, datteri, uova, latte caldo o carne grassa dal pomeriggio della vigilia. C’è l’uso di mangiare pesce la mattina della vigilia.

Shabbat shalom, gmar chatimà tovà!