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Newsletter: BeHar, Bechukkotai 5772


La Parashàh… in brevissima!

La Parashàh di BeHar comincia con le leggi della Shemitàh, l’anno Sabbatico, in cui il Popolo Ebraico ha il comando di non lavorare il proprio campo. Ogni cinquanta anni c’è lo Yovel, il Giubileo, in cui le attività legate all’agricoltura sono anche proibite.
Questi due comandamenti ricadono in una delle sette categorie di prove che dimostrano che HaShem ha dato la Toràh. Se l’idea dietro a questi comandamenti è quella di far riposare la terra, avremmo potuto evitare di lavorare un settimo del terreno ogni anno. Comandare ad un’intera società che si basa sull’agricoltura di interrompere di lavorare il proprio campo, assicurandogli che non soffrirà in alcun modo come conseguenza della cosa, può essere fatto solo da HaKadosh Baruch Hu, o da un pazzo chas veshalom.
In questa Parashàh si parla inoltre: della redenzione della terra che è stata venduta, rafforzare il prossimo ebreo i cui mezzi economici sono incerti, non prestare a interesse al prossimo ebreo, le regole che riguardano il servo. La Parashàh termina con l’ammonimento a non farsi idoli, ad osservare lo Shabbat e riverire il Santuario.

La seconda parashàh che leggeremo questa settimana, Bechukotai, inizia con una numerosa serie di benedizioni che riceve chi osserva i comandamenti della Toràh (vale seriamente la pena di leggerli! Anche solo tradotti!) Contiene inoltre la Toçhechà, ossia parole di ammonimento “Se non Mi ascolterai e non seguirai questi comandamenti…” per passare quindi a sette serie di sette diverse pene ciascuno. Bisogna capire che HaShem non punisce per il gusto della punizione; HaShem vuole che noi poniamo attenzione sulla nostra introspezione, riconoscendo i nostri errori e correggendo i nostri cammini. HaShem non vuole distruggerci (chas veshalom) o annullare il Suo Patto con noi. Vuole farci invece conoscere le conseguenze delle nostre singole azioni, per poterci rendere conto della gravità della cosa; Vuole anche la nostra attenzione per ciò che riguarda il non assimilarci e scomparire chas veshalom come nazione. Altamente consigliata la lettura di Vayqrà (Levitico) 26:14 - 45 e Devarim (Deuteronomio) 28.

Dvar Toràh

basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Toràh insegna:
 “E camminerai nei miei statuti” (Vaikràh 26:3)
 Perché viene usato il verbo “camminare”? HaShem avrebbe potuto dirci di seguire, mantenere, sostenere i Suoi statuti!
L’Or HaChaim commenta: visto che questo versetto si riferisce al fatto che bisogna faticare per studiare Toràh, si usa il termine “camminare” perché ci dovremmo abituare a studiare Toràh perfino quando camminiamo o viaggiamo.
Ci sono moltissime opportunità di studiare Toràh che spesso non vengono sfruttate. Quando sei in viaggio, ricordati di portarti un libro di Toràh da cui poter studiare. Molti libri sono pubblicati in versione tascabile così da poter essere facilmente portati in viaggio o mentre si attende in fila. Qualunque cosa e qualunque volta ti capiti di studiare avrai un grandissimo merito e un grandissimo beneficio!
Molte persone ascoltano lezioni di Toràh mentre viaggiano nelle proprie automobili. Si possono scaricare gratuitamente al sito 613.org, Torah.org, OU.org (in inglese). [In italiano puoi trovare invece una lunga lista di siti e materiale consigliabile su http://deroryqra.blogspot.com in particolare alla pagina relativa a “dove studiare” http://deroryqra.blogspot.com/2011/02/dove-studiare.html con tantissime fonti gratuite e in italiano] Trasforma il tempo in cui sei in viaggio in un tempo in cui studi Toràh. Tramuta un tempo che potrebbe essere sprecato e insensato in un tempo di crescita personale attraverso lo studio della Toràh!

 

Una preghiera speciale per la vigilia di Rosh Chodesh Sivan

Il cinquantesimo giorno dell’Omer, il 6 di Sivan, si celebra la festa di Shavuot. Quando HaShem apparve a Moshè Rabbenu sul Monte Sinai, prima dell’uscita dall’Egitto, dicendogli di tornare in Egitto per portare il popolo ebraico verso la libertà, HaShem gli disse che tutto il popolo sarebbe tornato a servirlo su quella montagna (“Taavdun et HaElokim al haar hazè” – Shemot 3:12). Il Midrash riporta che Moshè chiese ad HaShem quando sarebbe avvenuto e HaShem rispose il cinquantesimo giorno dall’uscita dall’Egitto. Quindi, ai tempi dell’Esodo, i Figli D’Israele già sapevano che cinquanta giorni dopo sarebbero arrivati al Monte Sinai per ricevere la Toràh. Per questo hanno cominciato a contare i giorni ansiosi di arrivare a quelmomento. Anche per questo osserviamo la mizvàh della “sefirat haOmer”, per commemorare l’entusiasmo del popolo ebraico nel ricevere la Toràh.
Lo Shlà HaKadosh (Rabbì Yeshaia Horowitz, 1565-1630) scrive che c’è una preghiera speciale che i genitori dovrebbero recitare la vigilia di Rosh Chodesh Sivan (il giorno prima di Rosh Chodesh Sivan) per il bene dei propri figli. In generale, la vigilia di Rosh Chodesh è un giorno di preghiera e pentimento, e molte persone hanno l’uso di digiunare e recitare Tehillim durante questa giornata. La vigilia di Rosh Chodesh Sivan però, è un giorno particolarmente indicato per pregare affinché i propri figli crescano Zadikim e Talmidè Chachamim. Visto che il mese di Sivan è il mese in cui abbiamo ricevuto la Toràh, il giorno prima che cada il mese è particolarmente adatto per pregare per la crescita dei prorpri figli nella Toràh. Allo stesso modo, Rav Chaim Falagi (Turchia, 1788-1869) scrive che anche se il bittul Toràh (perdita di tempo che potrebbe essere dedicato allo studio della Toràh) è sempre un peccato gravissimo, dal Cielo viene tenuto particolarmente conto del tempo perso durante il mese di Sivan. Essendo il mese in cui abbiamo ricevuto la Toràh, abbiamo una responsabilità unica di impiegare il nostro tempo studiando Toràh.
Anche se questa preghiera viene spesso chiamata “la preghiera dello Shlà”, è stata scritta da Rav Shabetai Sofer. Ogni genitore è bene che se la procuri e stia attento a recitarla la vigilia di Rosh Chodesh Sivan.
[A questo link: http://dytefillah.blogspot.com/2011/06/teffillat-hashelah-haqadosh-per-il.html potete trovare questa tefillàh in ebraico e traslitterata in italiano]

Shabbat shalom!!
  

Newsletter: Emor


Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin
La Torà afferma:

“Dal giorno successivo al giorno del riposo, dal giorno in cui porterete l’omer come offerta tenufà, conterete per voi stessi sette settimane che siano complete.” (Vaikrà 23:15)
Perché è posta così tanta enfasi sul contare i giorni dell’omer fino a shavuot?
La Torà ci dà la mizvà di contare i giorni che vanno dal secondo giorno di pesach fino a shavuot. La radice di questo comandamento, scrive il Sefer HaChinuch (un libro che aiuta ad approfondire e capire le 613 mizvot) serve a dimostrare che l’essenza del popolo ebraico è la Torà. Gli ebrei sono stati liberati dall’Egitto per poter accettare la Torà sul monte Sinai e metterla in pratica. Il fatto di contare i giorni che vanno dalla liberazione dall’Egitto fino al momento in cui il popolo ha accettato la Torà, è un’espressione di quanto la Torà sia importante per il popolo ebraico. Così come uno schiavo che sa che in un certo giorno verrà liberato conterà ogni singolo giorno fino al momento in cui riceverà la libertà, allo stesso modo contiamo i giorni che ci porteranno alla ricezione della Torà. Il fatto di contare i giorni dimostra il nostro forte desiderio di raggiungere finalmente la fine del conteggio. (Sefer HaChinuch 306).
Più grande è l’apprezzamento che si ha per la Torà e più la si studierà. Realizzando quanto essa sia importante per noi come nazione e come individui, avremo grande gioia nel dedicarci al suo studio. Ogni anno, quando contiamo i giorni fra pesach e shavuot, ribadiamo ancora una volta questo grande messaggio quotidianamente per quarantanove giorni.

 

…a proposito dell’omer: ascoltare musica

Durante il periodo dell’omer, c’è l’uso di osservare alcune norme di lutto per ricordare la tragica scomparsa dei 24.000 allievi di Rabbì Akiva. Lo Shulchan Aruch scrive che durante questo periodo bisogna evitare di tagliarsi i capelli e celebrare matrimoni.
Il Maghen Avraham (Rav Avraham Gombiner, Polonia 1637-1683), nel suo commento allo Shulchan Aruch, aggiunge che bisognerebbe evitare di ascoltare musica durante questo periodo. Anche se lo Shulchan Aruch non riporta esplicitamente questa norma, il popolo ebraico l’ha accettata su di se ed è quindi vietato ascoltare musica per i primi 33 giorni dell’omer. Questo è quello che stabilisce il Chacham Ovadia Yosef. Il divieto vale sia per quanto riguarda musica dal vivo che musica registrata. Non si può ascoltare musica alla radio, in cassetta o da un disco durante il periodo dell’omer. In particolare durante queste settimane sarebbe bene ascoltare cassette di lezioni di Torà e simili, piuttosto che ascoltare musica.
È consentito ascoltare qualcuno che canta che non sia accompagnato da una base musicale come può essere per esempio un chazan che canta pizmonim (inni) o cori a cappella e simili. Il divieto riguarda solo musica strumentale.
Può esserci musica in una “seudat mizvà” come per esempio un pasto festivo per celebrare un bar mizvà, un brit milà o un pidion haben?
Il Chacham Ovadia Yosef, nella sua opera Yechave Daat (vol. 6, 34) stabilisce che la musica – sia dal vivo che registrata – è permessa in occasioni del genere, dal momento che si svolgono in un contesto di mizvà. Questo vale anche per quanto riguarda un sium massechet – se una persona o un gruppo completano una sezione del Talmud (ci riferiamo al caso in cui questo accada per caso durante l’omer e non che queste persone abbiano programmato il loro studio intenzionalmente in modo da terminare il trattato in questo periodo). Si può celebrare con musica dal vivo in tutti questi casi. Questo è quello che stabilisce anche il Chacham Ben Zion Abba Shaul (Israele, 1923-1998) nella sua opera Or LeZion (vol. 3). Il Chacham Ben Zion nota che dal momento che lo Shulchan Aruch Non specifica la proibizione di ascoltare musica, e questo è solo un uso, si può facilitare in situazioni in cui si sta parlando di una seudat mizvà.
L’uso sefardita è quello di osservare queste norme fino al trentaquattresimo giorno dell’omer. È possibile acconsentire la musica nel giorno di Lag BaOmer per celebrare l’hilulà di Rabbi Shimon Bar Yochai, altrimenti bisogna aspettare fino al giorno successivo, che è appunto il trentaquattresimo giorno dell’omer.
Riassumendo: non si dovrebbe ascoltare musica, sia dal vivo che registrata, durante i primi trentatre giorni del periodo dell’omer ad eccezione che per una seudat mizvà, come quella in occasione della celebrazione di un bar mizvà, un brit milà, un pidion haben o un sium masechet. Allo stesso modo la musica può essere suonata in occasione dei festeggiamenti per lag baomer

Shabbat shalom umevorach!





Newsletter: Parashat Pekudè 5771

Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Torà afferma per quanto riguarda le donazioni fatte per gli abiti del Cohen Gadol:

“I capi delle tribù portarono le pietre di onice e lepietre da incastonare per l’efod e per il pettorale” (Shemot, 35:27)

Perché la Torà specifica che sono stati i capi delle tribù a portare le pietre preziose?

Rashi (Rabbi Shlomo Ben Izchak che è vissuto fra il 1040 e il 1104 ed è considerato il principale commentatore della Toràh e del Talmud) cita le parole dei Saggi che notano che i capi delle tribù hanno portato le ultime donazioni per il Santuario. I capi hanno detto, “Lasceremo donare agli altri quello che vogliono donare, e noi porteremo qualsiasi cosa manchi.” Gli altri però, hanno portato tutto quello che era necessario. I capi delle tribù allora hanno chiesto: “Cos’altro possiamo fare?” L’unica cosa che rimaneva erano le pietre preziose e questo è quello che hanno portato. Poiché hanno procrastinato, la Torà accenna a un rimprovero attraverso il fatto che la parola nesiim (capi tribù) è scritta con una sola iud al posto di due.

Rav Yeruchem Levoviz ha spiegato che la loro intenzione iniziale era virtuosa poichè hanno detto che avrebbero portato qualsiasi cosa fosse stato necessario alla fine. (Il Santuario è stato costruito per mezzo di donazioni – ad eccezione della base dei pilastri che è stata costruita per mezzo di donazioni pubbliche obbligatorie). I capi tribù hanno pensato che il popolo non ce l’avrebbe fatta a coprire le spese di tutta la costruzione, ma hanno mal considerato il fervore nazionale e la generosità delle persone). La proposta dei capi tribù potrebbe sembrare essere molto generosa. In ogni caso, impariamo da qui che il loro comportamento, poiché ha sfiorato il tratto negativo della pigrizia, è considerato scorretto e per questo sono stati rimproverati.

Ogni volta che un tratto negativo del carattere potrebbe essere alla base di un comportamento, bisogna fare molta attenzione a fare chiarezza in se stessi su quale sia la vera motivazione di tale comportamento. Questo è applicabile specialmente alla pigrizia. E’ molto facile dare a noi stessi molte “buone ragioni” per non fare qualcosa. Quando la pigrizia potrebbe essere la vera ragione per la “mancanza di azione” bisogna essere sospettosi che la vera motivazione sia una razionalizzazione con cui si cerca una buona scusa con cui convincere se stessi.

Riadattamento del link: http://www.aish.com/tp/ss/ssw/48961631.html

…a proposito di purim: il pasto di purim – quando consumarlo, se una persona che sta di lutto può partecipare, studiare Torà prima e durante il pasto

Una delle mizvot della festa di purim è l’obbligo di consumare una seudà – un pasto festivo. L’alachà richiede di consumare questo pasto durante il giorno; non si compie l’obbligo di mangiare il pasto festivo di Purim consumandolo la sera. E’ bene consumare un pasto festivo anche la sera di purim, ma l’obbligo della seudat purim richiede di consumarlo specificatamente durante il giorno.

A rigor di termini, si può compiere questa mizvà in qualsiasi momento del giorno di purim, fino al tramonto. Tuttavia, l’uso del Rashash (Rabbi Shalom Sharabi, Yemen – Israel, 1720 - 1777) basato su fonti cabalistiche, era quello di consumare il pasto specificatamente durante la mattina. Questo uso è citato dal Kaf HaChaim (Rav Yaacov Chaim Sofer, Bagdad – Israele, 1870-1939), nel siman 695 (23), e dallo Shelàh HaKadosh (Rav Yeshià Horowitz, 1565-1630). Così, chi desidera compiere la mizvà secondo gli insegnamenti cabalistici, dovrebbe consumare il pasto festivo la mattina, a colazione. Ovviamente si può consumare un altro pasto durante la giornata.

Una persona che sta di lutto, nei dodici mesi dopo la perdita di un genitore lo alenu, può e deve partecipare ad una seudat purim?

Il Rav Ovadià Yosef shlita, sostiene che una persona che sta di lutto può partecipare a pieno titolo ad una seudat Purim, anche fuori dalla sua casa, a condizione che non ci sia musica strumentale durante l'evento.

Il Ramà (Rabbi Moshè Isserless di Cracovia, Polonia, 1525-1572) scrive che bisognerebbe stare attenti a studiare Torà prima della seudà di purim. Commentando il verso della Meghillat Ester (8:16) “Per gli ebrei ci fu luce e gioia…“, i Saggi spiegano che la parola “luce” si riferisce allo studio della Torà. Perciò, è bene passare un po’ di tempo nello studio della Toràh – avvolgendoci di “luce” – prima di occuparsi della “gioia” della festa di purim.

Bisognerebbe cantare canzoni di lode ad HaShem durante il pasto di purim

Di solito, è bene lasciare qualcosa di vuoto sul tavolo, come uno spazio vuoto o un utensile vuoto, per simboleggiare il nostro dolore per la distruzione del Tempio. Durante purim comunque, questo non è necessario e si può riempire l’intero tavolo con prelibatezze per celebrare questa speciale occasione festiva.

Riassumendo: c’è l’obbligo di consumare un pasto festivo nel giorno di purim e non si compie questa mizvà di notte. Il pasto può avvenire in qualunque momento del giorno, fino al tramonto, ma secondo gli insegnamenti cabalistici dovrebbe avere luogo in mattinata. Una persona di lutto può partecipare ad una seudat purim, accertandosi però che non ci sia musica strumentale. E’ bene studiare Torà prima del pasto festivo. Non bisogna lasciare uno spazio vuoto o un utensile vuoto durante il pasto di purim per commemorare la distruzione del Tempio, come invece si usa fare durante gli altri pasti dell’anno.

Riadattamento del link: http://www.dailyhalacha.com/displayRead.asp?readID=1921

Shabbat shalom umevorach!