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Newsletter Parashat Mattot Masè 5773

La Parashàh… in brevissima!

Nella Parashàh di Mattot si parla delle regole riguardanti il fare e l’annullare un voto. Viene descritto l’attacco a sorpresa contro i midianiti, la purificazione di persone e oggetti dopo la guerra e la dedicazione di parte del bottino per il bene comune. Le tribù di Reuven e Gad fanno richiesta di ricevere la loro porzione di terra ad est del fiume Giordano. Moshè si oppone alla richiesta perché teme che quelle tribù non prenderanno parte alla conquista della terra d’Israele; le tribù assicurano che saranno in prima linea e quindi ricevono il permesso.
Nella Parashàh di Masè viene riportata l’intera lista delle tappe nel deserto (il nome di ogni tappa sta ad indicare un messaggio, una lezione imparata in quel determinato luogo). HaShem comanda di cacciare gli abitanti della terra, di distruggere i loro idoli e di dividere la terra tirando a sorte. HaShem stabilisce i confini di Eretz Israel. Viene nominata una nuova leadership, vengono designate le città dei leviti e le città rifugio (in cui un omicida involontario poteva ricevere asilo). Infine, vengono stabilite le leggi di un omicidio accidentale e di quello volontario e le norme di eredità solo per quella generazione, per una coppia in cui ognuno proveniva da una differente tribù.

 

Masè (Bemidbar 33-36)

Apprezzare le nostre sfide


Questa Parashàh riassume le tappe del Popolo Ebraico nel deserto. Non c’è niente che non sapessimo già, quindi Rashi, per spiegare la cosa, ci racconta una parabola presa dalla Tradizione Orale,  per spiegare come mai questa apparente ripetizione.
Un re porta suo figlio molto malato in un viaggio lungo e difficile, nella speranza di arrivare all’unico dottore che possa curarlo. Superano molte prove e ostacoli lungo il cammino ma finalmente raggiungono il dottore che è effettivamente in grado di far guarire il figlio.

 Visto che il figlio non era completamente cosciente durante il viaggio di andata, al ritorno il re passa lungo la stessa via attraverso cui erano arrivati e in ogni tappa si ferma per raccontare al figlio cosa fosse accaduto in quel luogo: qui ci siamo riposati; qui abbiamo avuto freddo; qui sei peggiorato, etc.
Anche qui, nella nostra Parashàh, HaShem rievoca il passato, in modo da parlare al Popolo Ebraico a proposito dei 40 anni passati nel deserto. Così come ogni aspetto del viaggio del re era necessario per portare il figlio dal dottore e farlo guarire, anche qui, quello che è accaduto nel deserto, sia in bene che in male, ha plasmato il Popolo Ebraico in una nazione che era pronta a entrare in Eretz Israel e compiere il proprio destino di essere una luce per le nazioni.
Il punto è il seguente: la vita è un viaggio. Tutti affrontiamo delle prove. Nel momento in cui ci troviamo nella situazione difficile, può essere duro apprezzarne l’importanza e il valore. Ci si lascia prendere dalla frustrazione del momento e non capiamo come mai quella difficoltà sia necessaria. Ma con il senno di poi, tutto appare molto diversamente. Anche se nel momento stesso può essere difficile capire come mai quella determinata prova fosse necessaria, guardarsi indietro porta sempre una prospettiva migliore.
Non è mai facile capire perché bisogna passare determinate prove nel momento in cui le si subiscono. Ma quasi sempre, quando ci si guarda indietro dopo che sia passato il tempo sufficiente, è possibile capire come mai ci siano capitate quelle prove e quale fosse lo scopo della situazione.
Ogni tanto, vale la pena di pensare alle tappe degli anni passati e apprezzare come tutto ci abbia portato esattamente dove dovessimo essere. HaShem ha sempre un piano, e quel piano è sempre per il bene. Quando guardiamo alle nostre tappe passate, possiamo vedere come il piano si sia sviluppato, e sentire il nostro apprezzamento per quello che HaShem ha fatto per portarci a dove siamo oggi.
Devar Toràh
Basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin
La Toràh afferma:
 “Novakh andò e sottomise [la città di] Kehat con i luoghi ad essa circostanti e la chiamò Novakh, secondo il proprio nome.” (Bemidbar 32:42)
Perché questo verso è stato incluso nella Toràh?
Rav Samson Raphael Hirsh spiega: in tutto il mondo leader potenti hanno voluto lasciare monumenti in loro memoria  attraverso statue ed edifici che si chiamano con il loro nome. Re e conquistatori hanno perfino chiamato intere città con il proprionome. Però, un nome può essere facilmente cambiato senza che ne rimanga nulla, così come è successo a Novach (né Novach né la città che ha preso il suo nome sono ricordate nel corso della storia). Le buone azioni di una persona e le sue conquiste spirituali sono i soli veri monumenti eterni.
Quando vedi il bene che fai come il tuo monumento eterno, proverai una motivazione maggiore a riuscire a realizzare quanto più possibile. Una vita costituita da raggiungimenti spirituali è eterna. Sii felice di ogni atto positivo che compi, darà maggiore splendore al tuo monumento!


Un bambino che non ha raggiunto l’età del Bar Mitzvàh, deve digiunare a Tisha beAv?
Rav Menachem Azarya di Fano (Italia, 1548-1620), in una delle sue risposte (111) scrive che non c’è alcun valore nel forzare un bambino che non è arrivato all’età in cui è obbligato a compiere le mizvot a digiunare durante i giorni di digiuno. Al contrario, bisogna accertarsi che i bambini siano nutriti come si deve durante queste giornate. Questa è anche la posizione di Chacham Ovadia Yosef, che stabilisce che perfino bambini di 11 e 12 anni devono mangiare durante i giorni di digiuno, perfino se vogliono digiunare. Chacham Ovadia nota che in particolare per quello che riguarda Tisha BeAv (e altri digiuni che sono legati alla commemorazione della distruzione del Bet HaMikdash), non c’è motivo di far esercitare i bambini a digiunare, perché speriamo ferventemente che arriverà il Mashiach e non ci sarà più l’obbligo di digiunare. Non c’è alcun bisogno di allenare i nostri figli a digiunare se speriamo che non dovranno mai osservare questa Mitzvàh.
Se il bambino insiste a digiunare, i suoi genitori possono permettergli di saltare la colazione, ma non di saltare il pranzo. Questo è quanto stabilito da Chacham Ovadia Yosef e da Rav Shelomo Zalman Auerbach (Israele, 1919-1995).
Una domanda interessante si pone in un anno in cui Tisha BeAv cade di Shabbat, ed è quindi spostato alla domenica, e un ragazzo compie 13 anni il 10 di Av. Deve digiunare o è esente visto che il vero giorno del 9 di Av non aveva ancora raggiunto l’età del Bar Mizvàh? Chacham Ovadia Yosef stabilisce che se il ragazzo si sente debole eavrebbe difficoltà a digiunare, può facilitare e mangiare durante quel giorno.

Riassumendo: non si deve permettere ai bambini sotto l’età del Bar Mizvàh di digiunare il giorno di Tisha BeAv; se vogliono possono saltare la colazione, ma non il pranzo. Un ragazzo che diventa Bar Mizvàh la domenica del 10 di Av, in cui viene posticipato il digiuno del 9 di Av, non deve digiunare se si sente debole e avrà difficoltà a farlo.


Shabbat Shalom!
  

Newsletter: Parashat Maasè 5771

Di cosa parla la parashà?

Nella Parashà di Masaì è riportata la lista completa delle tappe che il popolo ebraico ha toccato nel deserto (il nome di ogni singola fermata nasconde, se approfondito, un significato e un messaggio da imparare). HaShem comanda di scacciare dalla Terra d’Israele gli abitanti, di distruggere i loro idoli e di dividere la terra tirando a sorte. HaShem stabilisce i confini della Terra d’Israele.  Viene nominata una nuova leadership, vengono istituite le città per i Leviti e le città rifugio (dove un omicida involontario può chiedere asilo). Infine, sono riportate le regole riguardanti assassini involontari e accidentali e le regole riguardanti l’eredità di una coppia in cui ognuno proviene da una diversa tribù. Con questa parashà finisce il libro di Bemidbar.

Dvar Torà
basato su “Growth Through Torah” di Rav Zelig Pliskin

La Torà afferma: “Predisporrete delle città, che vi servano come città rifugio, così che un omicida che abbia ucciso involontariamente possa cercarvi scampo”. (Bemidbar 35:11)
Scappare nella città rifugio dà all’omicida involontario protezione fisica, ma in che modo può giovare alla sua psiche?
Il Chidushè Harim, un famoso commentatore, spiega che se un membro del Popolo d’Israele, uccide qualcuno, anche se involontariamente, si sentirà a pezzi e colpevole. Sarà così scosso che sentirà di non avere più un posto in questo mondo in cui andare a nascondersi. Allora HaShem gli dice: “Ti do un posto.” Vai in esilio nelle città rifugio e ti salverai. Lì potrai trovare serenità. Ma questo vale solo se una persona ha una comprensione profonda del danno che ha causato. Se una persona non prova un profondo rammarico e ancora pensa di avere un posto in questo mondo, la città rifugio non gli provocherà nessun beneficio psicologico.
Quando danneggi una persona e provi rammarico della cosa, puoi ricavare un beneficio dalla tua pena – se questo ti motiva a riparare, fare più attenzione e migliorare il tuo comportamento. Chi causa a un’altra persona una perdita o una sofferenza e non si sente responsabile, manifesta una totale mancanza di interesse per gli altri.
Un volta una persona è andata dallo Staipler (un grande Rav della scorsa generazione) chiedendo una berachà: che risulti innocente in tribunale per una violazione su una norma sul traffico. Invece di dargli la berachà lo ha ammonito: “Se tu violi una norma sul traffico, stai mettendo in pericolo la vita degli altri. Ti meriti quindi la più grande punizione.”
Se fai qualcosa di male, rammaricati per le tue azioni, chiedi scusa, cerca di rimediare e cerca di correggerti in modo da non commettere lo stesso errore in futuro.

Prepararsi i vestiti per la settimana del 9 di Av


Secondo l’alachà è vietato indossare vestiti puliti durante la settimana del 9 di Av, da dopo lo shabbat che precede il 9 di Av fino al 9 di Av compreso. È quindi raccomandabile preparare tutti gli abiti che si ha intenzione di indossare durante quella settimana in modo che non siano puliti.
Per quanto tempo bisogna indossare ogni capo in modo che non sia più considerato pulito?
Questa questione è soggetta a una disputa fra autorità alachike. Il Chacham Ben Zion Abba Shaul (Israele, 1923-1998), nella sua opera Or LeZion, stabilisce che bisogna indossare ogni capo il tempo sufficiente da permettere che assorba un po’ di sudorazione. Specialmente nei giorni caldi e umidi che precedono il 9 di Av questo si traduce in due minuti circa. Secondo il Chacham Ben Zion, questo è tutto il tempo in cui bisogna indossare un indumento prima del 9 di Av. Il Chacham Ovadia Yosef invece, stabilisce l’alachà in modo più restrittivo e dice che bisognerebbe preferibilmente indossare ogni indumento per almeno un’ora.
Il Chacham Ben Zion aggiunge che si possono indossare due indumenti simultaneamente per prepararli per la settimana del 9 di Av. Anche se un indumento non ha toccato la pelle della persona può ancora essere considerato indossato e quindi non più “pulito”, e può quindi essere indossato nella settimana del 9 di Av. Il Chacham Ben Zion spiega che se una persona indossa due maglie contemporaneamente, e un suo amico gli chiede di prestargli una maglia, l’amico non vorrà nessuna delle due maglie che sta indossando, anche quella più esterna. Anche se non ha toccato la pelle della persona, non è più considerata pulita, e può quindi essere indossata nella settimana del 9 di Av. È consigliabile usare questo metodo, specialmente se si segue l’opinione del Chacham Ovadia Yosef secondo cui ogni indumento va indossato un’ora almeno. Molte persona non hanno il tempo di indossare ogni vestito singolarmente per un’ora, così possono essere indossati più vestiti insieme.
Se una persona non ha fatto in tempo, per qualche motivo, a prepararsi gli indumenti che gli serviranno per la settimana del 9 di Av, c’è un metodo attraverso cui può indossare abiti puliti durante quella settimana?
Il Chacham Ovadia Yosef risolve questo problema nelle note alla sua opera Chazon Ovadià. Riporta la norma riguardante il lechem hapanim, che, se lasciato sul pavimento per circa un’ora non è più da considerarsi fresco. (Non c’è bisogno di salire sull’indumento; è sufficiente lasciarlo per terra per un’ora). Anche se generalmente non ci si basa su questa opinione, e bisogna indossare gli abiti prima del 9 di Av, ci si può appoggiare su questa facilitazione nel caso in cui ci si sia dimenticati di preparare gli abiti precedentemente. In tal caso, bisogna mettere il vestito che si vuole indossare sul pavimento per circa un’ora, e poi sarà permesso indossarlo.
Riassumendo: non bisogna indossare indumenti puliti durante la settimana del 9 di Av e bisogna quindi preparare i vestiti che si ha intenzione di indossare durante quella settimana precedentemente, indossandoli per un breve tempo. Preferibilmente ogni capo dovrebbe essere indossato per almeno un’ora, e due indumenti possono essere indossati insieme. Una persona che non ha preparato i vestiti da indossare in tempo deve lasciarli sul pavimento per un’ora e poi possono essere indossati. Preferibilmente però devono essere indossati per un’ora prima della settimana in cui cade il 9 di Av.
Shabbat shalom!